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PER UN FIGLIO (2017)

SCHEDA TECNICA

Paese: Italia. |  Anno: 2017  |  Durata: 75'

Formato: Dcp, Bluray, Dvd, File HD

Lingua: Italiano, srilankese

Sottotitoli: Italiano, inglese, francese

Genere: Fiction, drammatico

Regia: Suranga D. Katugampala

Cast: Kaushalya Fernando, Julian Wijesekara, Nella Pozzerle, Isabella Dilavello, Shiranta G. Fernando

Co-produzione: Gianluca Arcopinto, Cineteca di Bologna

Festival: Pesaro Films Festival, Annecy Cinéma Italien, Bimbi Belli, Festival del Cinema Africano, Confini Migranti, Detour, Jafna ICF, Milano Film Festival Melting Pot, Srilanka Film Fest Corea, Visioni Italiane

Premi: Pesaro

Sito web: www.perunfiglio.it

PREMI

SINOSSI

Provincia di una città del nord Italia.

Sunita, una donna srilankese di mezz’età, divide le sue giornate tra il lavoro di badante e un figlio adolescente. Fra loro regna un silenzio pieno di tensioni. È una relazione segnata da molti conflitti. Essendo cresciuto in Italia, il figlio vive un'ibridazione culturale difficile da capire per la madre, impegnata a lottare per vivere in un paese al quale non vuole appartenere.

 

 

COME NASCE IL FILM

Molte donne srilankesi lasciano la famiglia e i figli per andare all’estero. I primi flussi migratori dallo Sri Lanka verso l’Europa sono avvenuti intorno agli anni 70, verso Italia all’inizio degli anni 90. Da allora sono passati molti anni. Parole come colf, badante, immigrazione, integrazione, razzismo ci hanno accompagnati in questo tempo. Chi parte dal proprio paese di origine affronta uno sradicamento socio-culturale ma si trova anche davanti alla possibilità di un altro radicamento. La presenza di donne e uomini cingalesi, portatori di culture e stili di vita diversi da quelli italiani, ha dato vita a monasteri buddhisti cingalesi e luoghi di pratiche religiose e culturali per non dimenticare le origini e per renderle visibili nel nuovo contesto di vita. E intanto nascono i figli o i figli si ricongiungono alle madri, come capita a Sunita. I figli crescono in un paese che iniziano a sentire loro mentre i genitori lo vivono come un luogo, solo e per sempre, di passaggio. Sunita non vuole mettere radici in Italia. È diversa dalle altre madri, parla appena l’italiano, forse non vuole impararlo. Non è ignoranza, piuttosto il rifiuto di appartenere ad un occidente che lei considera senza valori.

Da qui nasce “Per un figlio”.

SOSTEGNO DAL BASSO

Questo film è stata una grande opera di composizione. Non solo dal punto della produzione, ma anche da ciò che un'intera comunità ha offerto affinché il film potesse prendere vita. Una buona parte del tempo è stata dedicata a mettere insieme quello che tante persone hanno offerto. Un esempio è stato il cibo: non c'è stata una sola persona incaricata alla cucina, cuochi professionisti o catering specializzati. Ci sono state tante donne e alcuni uomini che si sono messi d'accordo quotidianamente: è stato tutto un accompagnarsi, un aspettarsi a vicenda. Si passava da una casa a prendere il riso, da un'altra per le salse, da un'altra ancora per chicken curry. Durante le riprese se necessario si cucinava tutti insieme, si mangiava con le mani e tutti lavavano i piatti. “Gli ostacoli istituzionalizzano la codardia” dice un maestro di cinema indipendente.

Nel processo creativo e di realizzazione del film ci siamo ritrovati davanti a varie complessità, abbiamo affrontato tanti ostacoli, piccoli o grandi, istituzionali e relazionali. L’ambasciata italiana in Sri Lanka, per esempio, non credeva che la professionalità di tre tecnici del cinema srilankese fosse davvero richiesta in Italia per girare un film. Supponevano che si trattasse di un modo per espatriare illegalmente e abbiamo rischiato di non ottenere il visto. Invece la scelta di una troupe composta da un direttore della fotografia e assistenti tecnici srilankesi è stata dettata dal bisogno di valorizzare le competenze e le forme di fare arte che hanno altri stili e origini da quelli del contesto italiano. Quasi sempre in Europa manca un riconoscimento di queste professionalità, ma riteniamo che sia molto importante per la seconda generazione in Italia tornare ad apprezzare stili e saggezze dei propri paesi d'origine. Riteniamo che sia pure importante imparare a riconoscere le visioni e i valori di cui le culture di provenienza sono portatrici per non subire, in Occidente, un processo di integrazione omologante.

NOTE DI REGIA

Era dicembre 2014 quando a Negombo, in Sri Lanka, Aravinda ed io abbiamo discusso giorno e notte di questo film. Come farlo, con chi e con quali soldi. L’ unica cosa certa era l’urgenza di raccontare, di dire “noi ci siamo”, “le nostre storie sono anche le vostre storie, le storie di un mondo comune”. È nato un film minimalista, fatto di momenti quotidiani, domestici, a volte ripetitivi. Un film volutamente semplice. Una storia di una provincia qualsiasi del Nord Italia. Non ho voluto scrivere dialoghi precisi. Tutto è stato improvvisato durante le riprese, adattato a quello che gli interpreti dei personaggi sentivano. Le parole, alla fine, le hanno scelte loro. Agivamo con un buon grado di anarchia. Eravamo costretti a farlo. Kirthi, l'elettricista, posizionava le luci sugli alberi arrampicandosi. Shirantha, un attore, guidava il camion anche con un gesso alla gamba. È stato necessario, perché avevamo pochi mezzi, ma ce li siamo fatti bastare. Il sogno di un cinema semplice si stava realizzando mentre noi cavalcavamo l’onda felice del raccontare la nostra storia. Sin dalla sua stesura il progetto ha coinvolto molte persone disposte ad offrire un passaggio in macchina, un piatto di riso, uno spazio. Abbiamo unito le forze, affrontato mille problemi, srilankesi ed italiani, perché era la storia di ognuno di noi.

NOTE SULLA DISTRIBUZIONE

È settembre 2015 quando Suranga D. Katugampala ci contatta per chiederci di distribuire il suo primo film. Condividiamo fin da subito un progetto di cinema minimalista nei mezzi e titanico nelle intenzioni, che metta insieme per tutte le fasi di vita del film, dal progetto alla distribuzione, esperienze e competenze provenienti da mondi geografici e vitali diversi. Ad entrare in sinergia, stavolta, sono il mondo srilankese e quello italiano, dalla cui unione nasce  "un film che segna una data importante nella storia del cinema italiano", come scrive Goffredo Fofi in una lettera di sostegno al film in occasione della sua partecipazione al Festival di Pesaro dove ha vinto il premio della giuria.  Per un figlio è il primo film srilankese d'Italia che ha coinvolto maestranze italiane e srilankesi, a partire dalla scelta delle due attrici, l'italiana Nella Pozzerle e la star del cinema srilankese Kaushalya Fernando fino ad arrivare alle maestranze che hanno portato in questo film italiano i riferimenti del cinema asiatico. Distribuirlo nelle sale cinematografiche ha voluto dire andare ad incontrare fisicamente gli srilankesi d'Italia prima dell'uscita ufficiale del film. Un viaggio durante il quale abbiamo discusso assieme sull'importanza storica e politica di far esistere il film, ma anche sull'importanza di riversarsi in massa nelle sale cinematografiche per spostare l'attenzione mediatica sull'immigrazione dalla cronaca alla cultura. A questo incontro preliminare è seguita l'uscita ufficiale nelle sale cinematografiche iniziata con un tour in cui Antonio Augugliaro e Suranga D. Katugampala hanno attraversato l'Italia per incontrare il pubblico. Milano, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Salerno, Palermo, Trapani, Porto Empedocle, Catania, Potenza, Bari e Ancona, città in cui dopo le proiezioni sono nati dibattiti tra italiani e nuovi italiani provenienti da diverse aree del mondo, a proposito di immigrazione, integrazione e identità. Il viaggio è stato documentato giorno per giorno sulla pagina facebook del film, che è diventata cassa di risonanza dei contenuti emersi durante le proiezioni. Per noi è stata una esperienza importante perché abbiamo capito che non ci interessava soltanto portare il film in sala, ma anche animare un dibattito pubblico sull'appartenenza, sul crescere e nascere in luoghi diversi, sulla contemporaneità. In questo senso il film non è stato solo un progetto cinematografico, ma anche uno strumento per la conoscenza e il dialogo.

SURANGA D. KATUGAMPALA

È un filmmaker di origine sri lankese. Dopo i primi anni passati nel suo paese d'origine, Suranga emigra in Italia assieme alla famiglia dove coltiva la sua passione per il cinema d'autore. Si laurea in informatica multimediale e conseguentemente lavora come docente per workshop di videonarrazione. Dopo vari cortometraggi sperimentali, nel 2013 realizza una webserie, Kunatu - Tempeste, un progetto a budget 0 in cui narra le vicissitudini della sua comunità in Italia. Amante del viaggiare, nel 2014 Suranga viaggia via terra dall' Italia allo Sri Lanka. Questa esperienza gli apre nuove prospettive.

FILMOGRAFIA

2015 Manel shop

2015 A place for me

2014 Son of the lovely capitalism

2014 Katada ayiti - I soldi di mia madre

2014 Somewhere

2013 Punaragamanaya - Il ritorno a casa

2013 Kunatu - Tempeste

2012 Ghiju Lihini, 2012

 

www.katugampala.com

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